IL PITTORE DEL VENTO

“Il vero paradiso sono i ricordi dell’infanzia. Mi ricordo da bambino quando, giocando tra coetanei – racconta Franco Azzinari – mi avventurai in un campo di grano in cerca di papaveri e nidi d’uccelli. Le spighe erano alte e mature. Mosse dal vento e fregandosi tra loro spargevano un suono magico: difficile da dimenticare. Osai pensare, ma allora mi sembrava un sogno, dipingere quei profumi del biondo grano che il lieve vento spargeva nell’incantevole scenario dell’orizzonte calabrese”. Oggi Azzinari – il “pittore del vento” come lo ha definito per primo Sergio Zavoli – riesce a emozionare.

Osservando le sue opere, lo spettatore viene rapito dalla magica sinfonia del vento. E nei suoi quadri si nota quella grande felicità che lui ha sempre avuto da bambino.

Azzinari, il poeta del vento – Sergio Zavoli

Azzinari e Zavoli

Franco Azzinari e Sergio Zavoli durante l’inaugurazione “Venti del Mediterraneo” Museo MAM 2013

Caro Azzinari, sono qui, mille miglia lontano dalle tramontane che scendono verso la mia terra dal bacino danubiano, prima radendo il mare, poi innalzandosi davanti al lento ergersi delle colline romagnole fino a sbattere contro il muraglione appenninico e l’inizio di altri venti, altre storie. Il suo soggiorno dalle mie parti le ha forse lasciato un po’ del nostro elettrizzante salmastro.

Oggi, per giunta, l’aria di quaggiù riceve una sorta di consacrazione nella sua terra calabrese, dove un pittore votatosi alla multiforme natura del maestoso e sobrio, inquieto e quieto fiato della natura festeggia proprio qui, tra queste mura severe il vostro vento: quello di casa, familiare e fuggevole, che spinge le foglie contro gli scalini oppure le disperde negli slarghi di dicembre col venire dei geli. Eccolo il poeta che ha osato tanto, con l’obbligo fissatogli dall’istinto e dall’immaginazione di fermare sulla tela l’imponderabile, l’invisibile, il libero padrone dell’aria; eccolo, quel magico pifferaio che chiama i venti con i loro colori, i loro, odori, persino i loro sapori, dei covoni e delle erbe, dei voli nei cipressi pieni di uccelli e tra folate di lavanda e di tiglio, tra frutteti spodestati, uggiosi piovaschi e carezzevoli schiarite.

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Azzinari, il pittore del vento – Sergio Zavoli

Azzinari e Zavoli

Sergio Zavoli visita la mostra “I luoghi del mito” Sala Delle Colonne. Rimini 2003

Ho visto questi quadri nella Sala delle Colonne, a Rimini, una domenica mattina molto presto, con la città ancora addormentata, fui invitato tra i primi a vedere l’attesa novità. Ho ripercorso il “mitico” viaggio con il timore di trovarmi, non oso dire l’illustrazione, ma la celebrazione di un “classicismo” riscoperto sul vivo, dal vero, avvertivo l’inconfessabile sospetto di trovarvi un Azzinari reso paradossalmente manierato da un’ulteriore, raggiunta maestria, anziché dal bisogno innocente di confrontarsi con una realtà più astratta ed effusa nella sua rarità e perfezione. Ma quel sospetto gli faceva un grave torto, diminuendolo fino alla dimensione del testimone, e del ripetitore, anziché dell’interprete.

Qui, proprio in questa invisibile linea di confine, Azzinari sapeva dove poter indugiare e indulgere tra due frontiere che si toccano nel punto, non soltanto di massima vicinanza, ma anche di ambiguità e, in definitiva, di rischio.

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Vento e anima nei paesaggi di Franco Azzinari – Vittorio Sgarbi

Azzinari e Sgarbi

Vittorio Sgarbi inaugura la mostra “Il pittore del vento”. Castello Ducale, Casoli (CH) 2005

Credo di non sbilanciarmi troppo nell’affermare che la serie che ha per soggetto i campi di grano è certamente la più felice e ispirata fra quelle prodotte da Franco Azzinari, pittore calabrese che, ancora giovane, ha oltre trent’anni di carriera alle spalle. Nella loro apparente semplicità, in un trionfo assoluto di colori e forme naturali, i campi di Azzinari sono veri e propri concentrati di pensiero.

Fino a un certo punto il percorso artistico di Azzinari si è mosso in parallelo a un desiderio di esperienza del mondo che ha portato l’ artista a muoversi lontano dalla Calabria, prima in Francia, poi in Estremo Oriente, in America, in Brasile, a Cuba. A circa cinquant’anni di età, Azzinari ha sentito il bisogno di ristabilire un rapporto diretto con la sua terra d’origine, accogliendo l’invito di allestire ad Altomonte un proprio museo personale, e con i miti storici e culturali di cui essa si è sostenuta.

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Il vento della felicità – Carmine Abate

La natura bisogna saperla ascoltare. Ha una voce mutevole e segreta, a volte allegra e chiassosa, a volte malinconica e nostalgica. È, la voce del vento. Franco Azzinari dimostra di possedere un udito sensibile e finissimo, e dunque con il vento sa dialogare.

Franco Azzinari e Carmine Abate

Il maestro Azzinari insieme allo scrittore Carmine Abate. 2014

È il vento che lo fa entrare nei meandri più profondi ed enigmatici della natura; che gli sussurra i colori accesi e misteriosi dei suoi paesaggi; che gli urla la bellezza, della vita. Per chi, come me, è nato e cresciuto in un paese del vento e da bambino ha corso controvento nei campi di grano arsi dal sole o stordito dai profumi delle erbe e dei fiori in primavera, la familiarità e la sintonia con i paesaggi di Azzinari è totale. Ammirare i suoi dipinti è come specchiarsi di continuo nella purezza ancestrale dell’infanzia,, in un tempo e in uno spazio che ti appartengono, ma che lo sguardo e la mano abile del pittore sono riusciti a trasfigurare in un tempo-spazio universale.

È questa una delle magie dell’arte.

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Opere dal 2004 al 2018

Franco Azzinari – Il pittore del vento